giovedì 6 settembre 2012

Elettrofandango - Achab Ep (Recensione)

Le citazioni letterarie sono evidentemente il pane quotidiano per gli Elettrofandango, che dopo aver citato Bukowski ed aver assoldato Remo Remotti nel precedente In Quanto Già Peccato, stavolta si lasciano trasportare dalle onde burrascose di un mare in tempesta dal quale spunta Melville col suo celebre capitano Achab. Il cacciatore dei mari per antonomasia è il personaggio di finzione che dà il titolo a questo Ep della band trevigiana, nonché alla prima traccia che fonde l'ossessione del protagonista coi suoni potenti e crudi degli strumenti. Se col precedente disco il paragone col Teatro Degli Orrori era il primo a venire in mente per analogia, questo nuovo lavoro ne prende le distanze più per una questione stilistica che di genere, che giocoforza è più o meno lo stesso: laddove la band di Capovilla ha cercato di fare il passo più lungo della gamba cercando con sperimentazioni poco azzeccate di (forse) accattivarsi il grande pubblico, gli Elettrofandango si spingono invece verso l'interno di loro stessi, e ne escono con una musica viscerale e cattiva a cui il cantato ruvido di Giovanni si associa perfettamente.

Il disco fa dell'acqua il leit motiv principale in ognuno dei 5 pezzi (non fatevi ingannare dalla tracklist che “Antro Di Achab” è solo un breve incipit e “Relictual” riprende ed espande brevemente l'ottimo finale a base di fiati della precedente “Polare”): “Achab” risuona della lucida follia del capitano, trattenuta a stento nelle strofe per poi esplodere letale nei ritornelli, “Nessuno” convince meno col suo andamento da rullo compressore a cui non difetta tanto l'energia quanto la varietà, “Denti” si avvale di suoni elettronici azzeccatissimi per portarci in una viscerale storia di caduta e riscatto che lascia poi spazio alla calma, rinfrancante, di “Polare”, pausa acustica in cui annegano sentimenti sussurrati prima che le trombe rendano l'atmosfera lugubre e surreale. A concludere il viaggio l'apice della tempesta, un vortice che con “Vertigo” trova la degna conclusione di un viaggio immaginario violento quanto stimolante.

Se i pezzi di questo Achab siano il preludio ad un full lenght in tempi brevi lo ignoro, ma me lo auguro: complimenti alla band e alla Blinde Proteus di Simona Gretchen che ha avuto l'intelligenza di puntare su di loro.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Blinde Proteus


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